Biografia Mario Monti |
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Mario Monti, Varesino, classe 1943, gli studi classici dai Gesuiti - Leone XIII, la scuola dell’alta borghesia milanese - gli hanno lasciato una non comune capacità di analisi, qualcuno direbbe cartesiana. Poi gli studi in Economia e Commercio alla Bocconi e prestissimo - a poco più di trent’anni - professore di ruolo. Prima a Torino, poi proprio in Bocconi dove prende la cattedra di Economia Politica. E’ quella la sua casa e lo resterà comunque, anche quando il giovane professore universitario - siamo negli Anni 70 - comincia ad essere cooptato, via Guido Carli e Gianni Agnelli, nei circoli del potere finanziario italiano oltre che nei consigli d’amministrazione che pesano, da Fiat, a Generali, alla stessa Comit.
Ma la consacrazione europea, e poi anche mondiale, avviene quando il professore, che intanto è diventato rettore e poi presidente, della Bocconi, viene inviato a Bruxelles dal governo Berlusconi come Commissario europeo: ci rimarrà per dieci anni, dal 1994 al 2004 - in mezzo una riconferma del governo D’Alema ricoprendo due incarichi da peso massimo: prima il Mercato Interno e poi la Concorrenza. E’ in quegli uffici un po’ démodé nel palazzone della Commissione che nasce SuperMario. Lui, l’economista moderato, liberale e liberista che ha scritto per anni di finanza pubblica e governo della moneta e si è occupato meno di mercato e concorrenza, adesso è l’uomo più potente d’Europa su questo fronte. Da qui scatenerà una battaglia mai vista contro il colosso Usa General Electrics che vuole comprare la concorrente Honeywell per 43 miliardi di dollari. Ma nel 2002, davanti alla Corte di Giustizia europea viene sconfitto. Si rifarà con una causa contro la Microsoft di Bill Gates, colpevole di imporre il suo Windows Media Player ai clienti europei.
La politica, quella concreta fatta a Bruxelles, dove ha dovuto vincere non pochi pregiudizi sulla sua nazionalità, gli piace. L’Italia delle consorterie e delle eterne divisioni meno. Già dieci anni fa spiega che non ha «mai manifestato nessuna buona disposizione» nei confronti di «nessuna delle parti politiche italiane».
Forse anche per il timore di non trovare le condizioni adatte finora si è sempre sottratto alla chiamata per un ruolo di governo. Già nel ‘95 si parla di lui per un incarico di premier al posto di Berlusconi, nel 2001 rifiuta l’incarico di ministro degli Esteri, nel 2004 quello di titolare dell’Economia. E poi è spesso chiamato in ballo anche per altre cariche - dalla guida di Bankitalia alla presidenza, anni fa, del Fondo monetario - come si confà a un italiano che gode di prestigio internazionale proprio per il suo carattere di anti-italiano.
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