Biografia Francis Hutcheson |
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Francis Hutcheson (1694-1747).
Dal 1729 fu professore di filosofia morale all'Università di Glasgow.
La sua filosofia, almeno nella sua prima parte, sviluppa le idee e i motivi fondamentali di quella di Shaftesbury, mentre successivamente subirà anche l'influsso delle concezioni di Butler. Hutcheson è autore delle seguenti opere: Ricerca sull'origine delle nostre idee di bellezza e di virtù, (1725); Ricerca sul bene e il male morale (1726); Saggio sulla natura delle passioni (1728); Sistema di filosofia morale (postumo, 1754).
Nel periodo di Glasgow, Hutcheson, sotto l'influsso delle idee soprattutto di Butler — la cuiAnalogia egli chiama «libro eccellente» —, ma anche di Grozio e di Locke, porge particolare attenzione alle tematiche del giusnaturalismo:
Noi tutti abbiamo indizi sufficienti dell'esistenza e della provvidenza di Dio, e del fatto che egli è l'autore di tutti i nostri poteri e disposizioni naturali, della nostra ragione, della nostra facoltà morale e delle nostre affezioni; così possiamo pure, con una giusta riflessione, discernere chiaramente quale condotta di azione questa costituzione della nostra natura raccomandi alla nostra approvazione come moralmente eccellente, e alla nostra scelta in materia d'interesse. Noí dobbiamo dunque vedere l'intenzione del Dio della natura in tutto ciò, e non possiamo se non considerare tutte queste conclusioni del giusto ragionamento e della riflessione come altrettante indicazioni per noi della volontà di Dio relativa alla nostra condotta. Se giungiamo a questa persuasione, queste conclusioni pratiche ricevono nuovi rinforzi nel nostro animo, sia da parte della facoltà morale sia da parte del nostro interesse.
D'altro canto, lo si è già accennato, sono le idee di Shaftesbury che vengono rielaborate nella Ricerca sull'origine delle nostre idee di bellezza e di virtù. L'opera è divisa in due trattati.
Nel primo trattato si sostiene che noi abbiamo un senso immediato della bellezza, e che questo senso è specifico e autonomo. E lo è perché non può essere ridotto ai sensi esterni, in quanto gli uomini, in possesso di ottima vista e di perfetto udito, sono ciechi alla bellezza di un quadro o sordi a quella della musica. Né il senso della bellezza può venir confuso con l'apprezzamento dell'utilità di un oggetto. Il senso della bellezza è una specie di istinto innato che ci porta a contemplare oggetti che esibiscono requisiti come quello della regolarità, dell'uniformità nella varietà eccetera.
Mentre Shaftesbury aveva accomunato il senso estetico a quello morale, Hutcheson li distingue. Per lui la capacità di valutazione estetica è altrettanto originaria e distinta che quella di valutazione morale:
Come l'Autore della natura ci ha determinato a ricevere, attraverso i sensi esterni, idee piacevoli o sgradevoli degli oggetti, a seconda che essi siano utili o dannosi ai nostri corpi; e a ricevere dagli oggetti uniformi i piaceri della bellezza e dell'armonia [...], allo stesso modo ci ha dato un senso morale al fine di guidare le nostre azioni e di darci piaceri ancora più, elevati; così che, mentre vogliamo unicamente il bene degli altri, inintenzionalmente promuoviamo il nostro proprio maggior bene.
C'è dunque il senso del bello, e c'è il senso del bene. Ed è proprio il senso del bene che ci permette di individuare e scegliere quei fini ultimi sui quali l'intelletto resta taciturno:
[L'intelletto] giudica intorno ai mezzi o ai fini subordinati; invece intorno ai fini ultimi
non esiste alcun ragionamento. Noi li perseguiamo per una qualche immediata disposizione o determinazione dell'anima, che in vista dell'azione è sempre anteriore a ogni ragionamento, in quanto nessuna opinione o nessun giudizio può spingere all'azione, se non v'è un preventivo desiderio di qualche fine.
Il senso del bene e della giustizia è innato, immediato, autonomo.
Scrive Hutcheson nel Sistema di filosofia morale:
Benché una maggioranza, o anche ciascun individuo in una grande moltitudine, possono essere corrotti e ingiusti, tuttavia tali uomini uniti insieme raramente mettono in vigore leggi ingiuste. Vi è un senso del diritto e del torto in tutti, accompagnato da una naturale indignazione contro l'ingiustizia.
E se, diversamente da Shaftesbury, Hutcheson distingue il senso estetico da quello morale e insiste su una gamma di differenti «più fini percezioni», egli è anche contro chi afferma che «non v'è occasione per il sorgere dell'organizzazione politica della società all'infuori della cattiveria umana».
Hutcheson non accetta dunque il pessimismo di Hobbes sulla natura umana, pessimismo che, come vedremo, era stato ereditato da Bernard de Mandeville. Per Hutcheson,
[l'organizzazione politica della società] può esser richiesta dall'imperfezione di uomini che nella sostanza sono giusti e buoni. [...] Esiste nella natura umana un desiderio fondamentale, ultimativo e disinteressato per la felicità degli altri; e il nostro senso morale ci fa approvare come virtuose soltanto quelle azioni che procedono, almeno in parte, da siffatto desiderio.
La migliore azione possibile è quella che procura la maggiore felicità al maggior numero di persone.
Quest'ultima espressione di Hutcheson diventerà classica e la ritroveremo in Bentham e in Beccaria.
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