Biografia Antonio Maraini |
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Antonio Maraini, nato a Roma nel 1886 e laureato in Giurisprudenza, ebbe la fortuna di crescere in un ambiente vivace, in una casa frequentata da scrittori, musicisti e artisti, come Giulio Bargellini, Angelo Zanelli, Adolfo De Carolis, Giulio Aristide Sartorio, Duilio Cambellotti e Giovanni Prini. Si dedicò presto all’arte, seguendo la sua vocazione per la scultura, per il bassorilievo in particolare. Nel 1912 vinse il concorso per il monumento a Adelaide Ristori a Cividale del Friuli e da allora, e soprattutto poi negli anni Venti, le sue opere – la tre statue per il Teatro Savoia (attuale Odeon) di Firenze del 1922, i bassorilievi per la Tomba di Giacomo Puccini a Torre del Lago (1924), la sala personale alla Biennale di Venezia del 1926, la Via Crucis di Rodi del 1927, i pannelli in bronzo per la Porta di San Paolo a Roma, per la Scala Nuova dei Musei Vaticani e l’Arengario di Brescia del 1932, per citarne alcune – rivelano una spiccata grazia ornamentale, organizzata in composizioni monumentali che rispondono a cadenze architettoniche e ad un’esigenza di ordine, simmetria e proporzione. Nel Fascismo, promotore proprio di grandi imprese monumentali, Maraini vide realizzate le sue aspirazioni. L’architetto con il quale si trovò a collaborare più spesso fu Marcello Piacentini, al quale era legato da amicizia già in gioventù.
Antonio non fu solo artista ma anche uomo d’azione, di studio, scrittore, oratore e organizzatore. Fu critico d’arte per il giornale La Tribuna di Roma e non solo; collaborò con Domus, Dedalus e La Nazione. Fu Segretario Generale della Biennale di Venezia dal 1927 al 1938 e si devono a lui la sua costituzione in Ente Autonomo, la creazione di un Archivio Storico della Biennale, così come l’aumento dei Padiglioni stranieri (dove esposero, tra gli altri, Matisse, Gauguin, Nolde, Marc, Modigliani, Moore, Toulouse-Lautrec, Klee), e le grandi mostre dedicate alla ‘Scuola di Parigi’ e al Futurismo. Il suo spirito ‘europeista’ non fu apprezzato da Hitler, in vista alla Biennale nel 1934. Ma egli s’adoperò per un’apertura ‘internazionale’ delle arti e, al momento delle Leggi Razziali, per garantire la presenza di artisti come Corrado Cagli. Con la creazione della Mostra del Cinema Maraini fu anche il promotore dell’ammissione del Cinema come forma d’arte alla Biennale, e di altre manifestazioni collaterali come il Festival della Musica, del Teatro e della Poesia. Fu inoltre Commissario Nazionale del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti e rappresentante degli artisti alla Camera dei Deputati oltre che Membro delle Corporazioni, dando grande impulso all’arte italiana e contemporanea all’estero, con mostre tra le quali restano memorabili quella di Parigi al Musée du Jeu-de-Paume nella primavera del 1935 e quella di Berlino nell’autunno del 1937.
Nel dopoguerra, e a partire dagli anni ‘50, Antonio rallentò la sua frenetica attività, si ritirò nella sua villa fiorentina di Torre di Sopra e lì morì nel 1963.
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