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Biografia (sant') Atanasio
(sant') Atanasio
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Sant'Atanasio (295-373) si festeggia il 2 Maggio. Sant'Atanasío nacque in Egitto, probabilmente ad Alessandria, nel 295, da genitori cristiani: la sua infanzia coincide quindi con il periodo della persecuzione di Diocleziano. Quando nel 325 l'imperatore Costantino convocò un Concilio Ecumenico a Nicea per proclamare la fede nella divinità del Figlio di Dio "consustanziale al Padre" (homoousios) e nella Trinità, in cui il Padre è la "fonte" della divinità, Atanasio, ancora diacono, vi partecipò come segretario del vescovo Alessandro. II ruolo di Atanasio al Concilio non è rilevante, come riportato da Gregorio Nazianzeno, ma lo sarà invece per la sua diffusione e difesa dalle insidie dell'arianesimo. L'arianesimo era la dottrina insegnata dal prete Aria che riduceva il Verbo di Dio a pura creatura e voleva definire la Trinità e il mistero dell'Incarnazione in modo razionale. L'arianesimo non è altro che la tentazione antica e sempre attuale che rifiuta un Dio che si fa uomo, un Dio che si rende presente nella storia dell'uomo e non vuole restare isolato nella sua trascendenza, lo scandalo di un Dio Amore che non conosce limiti nel suo donarsi fino alla morte di croce per riportare l'uomo alla comunione con sé e rinnovarlo con la gloria dell'immortalità divina. In un'epoca in cui la persecuzione dei cristiani era terminata (nel 313 con l'editto di Costantino), il modo radicale di semplificare il mistero proposto da Ario sembrava rendere la fede più facile e comprensibile. Atanasio, in forza della tradizione apostolica e illuminato dalle Scritture, si oppone tenacemente a questa eresia e con una bella immagine riesce a descrivere l'incapacità di spiegare ed esaurire il mistero di Dio unicamente con la ragione naturale: "Come non si possono abbracciare con lo sguardo tutte le onde (del mare) perché quelle che sopraggiungono superano la percezione di colui che tenta di contarle, così colui che vuole abbracciare tutte le gloriose gesta compiute da Cristo nel suo corpo, non può comprenderle tutte nel suo conto, perché quelle che superano la sua percezione sono più numerose di quelle che crede di aver afferrato". Così sant'Atanasio insegna a parlare di Dio e del suo mistero lasciando sempre aperto lo sguardo della fede all'illuminazione che porta a contemplare le insondabili ricchezze divine. Alla morte del vescovo Alessandro, nel 328, Atanasio gli succede sulla cattedra di Alessandria e di tutto l'Egitto. Di fronte all'eresia ariana, Atanasio si fa difensore implacabile dell'homoousios, con un'intransigenza, uno zelo, una coerenza e uno spirito di sacrificio che lo pongono tra le figure più eminenti della storia della Chiesa. La sua fisionomia è ben delineata nella liturgia in cui la Chiesa ne celebra la memoria (il 2 Maggio), con le parole dell'orazione colletta: "intrepido assertore della divinità del Figlio di Dio". Atanasio non accettò i facili compromessi con il mondo e le sue mode e in lui si sono compiute le parole che leggiamo nella prima lettura "questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?". Per Atanasio affermare la divinità a del Cristo è rendere possibile la divinizzazione dell'uomo (Theosis) perché "ciò che non è assunto non è salvato". Tutto il suo pensiero gravita intorno all'affermazione: "Dio si è fatto uomo affinché l'uomo possa diventare Dio" (pensiero che era già stato sviluppato da sant'Ireneo). Infatti "Egli divenne uomo affinché noi fossimo deificati; Egli si rivelò mediante il corpo affinché noi potessimo avere un'idea del Padre invisibile; Egli sopportò la violenza degli uomini af finché noi ereditassimo l'incorruttibilità". Le conseguenze di una tale dottrina sono determinanti per il destino dell'uomo: "Egli (il Verbo) prese un corpo mortale perché questo, reso partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. II corpo assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e, mediante la risurrezione, rimedio di immortalità per noi". La memoria liturgica di sant'Atanasio fu una delle prime a ricevere culto pubblico per un vescovo non martire; fin dalle origini in Oriente è stata celebrata il 2 maggio, giorno in cui "il padre dell'ortodossia e colonna della Chiesa" (san Gregorio Nazianzeno) rendeva a Dio la sua "grande e apostolica anima" (san Basilio). In Occidente la memoria verrà introdotta solo nel XII secolo. II ricordo liturgico del santo, che ha affermato con vigore e non solo con il nome (Atanasio in greco significa immortale) l'incorruttibilità dell'uomo redento da Cristo, si celebra nel Tempo di Pasqua, quasi a continuare a illuminarne il mistero con la sua opera di intercessione (la lettura dell'Ufficio tratta dai suoi scritti parla proprio della vittoria di Cristo sulla morte). Nella nostra epoca la morte è vista come la fine di ogni cosa e si fa di tutto per eliminarla dal vivere quotidiano: è abolita dal linguaggio, il ricordo delle persone defunte viene allontanato dalla mente, i segni del lutto scompaiono e tendono ad accorciarsi nel tempo, si cerca con ogni mezzo di prolungare l'esistenza e, quando questa non è più nella pienezza della vitalità (efficienza e capacità di relazione), è considerata inutile. Anche nei cristiani è sempre più forte la paura della morte e si tenta in ogni modo di esorcizzarla. Le parole di sant'Atanasio, che aveva vissuto nel periodo della persecuzione, ci parlano invece della speranza e della vita nuova di coloro che credono in Gesù Cristo: "Una volta, prima della divina venuta del Salvatore, tutti piangevano i morti come se fossero perduti; mentre da quando il Salvatore ha risuscitato il suo corpo, la morte non fa più paura, ma tutti quanti credono in Cristo la calpestano, come se non fosse nulla, e preferiscono morire piuttosto che rinnegare la fede in Cristo, perché veramente sanno che morendo non periscono, ma continuano a vivere e divengono incorruttibili mediante la risurrezione. Per natura l'uomo teme la morte e la decomposizione del corpo; ma la cosa più sorprendente è che dopo essersi rivestito della fede nella croce, disprezza anche i moti della natura e non teme la morte a causa di Cristo". Atanasio espone la dottrina rivelata utilizzando la visione paolina della redenzione-riscatto e la concezione giovannea della redenzione come dono della vita eterna, cioè della incorruttibilità. Sempre secondo il pensiero giovanneo, Atanasio dichiara la restaurazione della conoscenza del Padre attraverso il Figlio a immagine del quale l'uomo è stato creato: "Che cosa doveva avvenire se non il rinnovamento dell'essere secondo l'immagine, affinché per mezzo di essa gli uomini potessero conoscerlo ancora una volta? Ma come sarebbe potuto avvenire ciò se non mediante la presenza della stessa immagine di Dio, il nostro Salvatore Gesù Cristo?...Perciò venne da sé il Verbo stesso di Dio per restaurare, lui che è l'Immagine, l'uomo creato secondo l'immagine". Una simile espressione è osata nella Preghiera Eucaristica V/B dopo la seconda epiclesi: "Fortifica (Dio) il tuo popolo con il corpo e il sangue del tuo Figlio e rinnovaci a sua immagine". L'incrollabile resistenza di Atanasio nella lotta per la fede e la difesa inflessibile della Chiesa contro l'Impero, divenuto cristiano ma perpetuamente tentato di sostenere l'arianesimo, sono ben sintetizzate nell'espressione di san Girolamo: "così mentre il mondo, sgomento, si trovò ariano, l'Egitto rimase fedele nella persona del suo capo indiscusso Atanasio". Anche san Basilio, fin dall'origine del suo episcopato, si rivolgerà ad Atanasio come all'unico vescovo capace di ristabilire l'unità nelle Chiese orientali avendo "la sollecitudine di tutte le Chiese". Atanasio combatte la vera battaglia della fede e in lui si compiono le parole del salmo che la liturgia della memoria ci fa cantare: "abita la terra e vivi con fede... confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia...". Per difendere la fede nel Figlio di Dio, Atanasio dovrà spesso fuggire dalla sua città, così come Gesù aveva preannunziato ai suoi discepoli nel brano di Matteo che leggiamo nella Messa del giorno. Pur dovendo andare in esilio per cinque volte, Atanasio non si lasciò scoraggiare, né rinunciò a proclamare la verità a parole e con lettere: due volte sarà in Occidente (Treviri, 335-337; Roma e Aquileia, 339-346) dove si adoperò a consolidare il dogma di Nicea e a far conoscere la vita dei santi monaci Antonio e Pacomio; altre due volte dovrà rifugiarsi nel deserto dell'Egitto presso i monaci della Tebaide (356-361 e 362-363); infine, sotto l'Imperatore Valente, sarà esiliato per pochi mesi, per essere finalmente reintegrato sulla cattedra della sua città (366), dove morì nel 373 . Le opere scritte di Atanasio sono state in gran parte elaborate nel periodo del suo esilio e il suo capolavoro è la Vita di Antonio, che conobbe personalmente quando si nascose nel deserto. Atanasio comprende che Antonio, e con lui i santi della Tebaide, è la dimostrazione vivente e tangibile della verità del simbolo di Nicea. Nel suo lungo episcopato (45 anni) Atanasio fece un grande lavoro di approfondimento teologico e spirituale per chiarire e completare il ragione, si adoperò per risolvere la questione della divinità dello Spirito Santo preparando la strada a quella che sarà poi una delle definizioni del Concilio Ecumenico di Costantinopoli, nel 381. Nel corso della vita di Atanasio è da rilevare l'evoluzione del suo carattere e del linguaggio usato nel difendere l'ortodossia. Infatti, se nei primi anni del suo episcopato la difesa della fede assume un tono duro, quasi di aggressione degli avversari, con il passare del tempo il linguaggio diventa più mite e accondiscendente. Nella santità di Atanasio risplende quindi la fermezza di una fede che non vacilla nelle prove ma si purifica operando mediante la carità che si perfeziona e si dilata nel desiderio di vedere la Chiesa santa e unita nella verità. Al termine della colletta della memoria di sant'Atanasio ci rivolgiamo a Dio chiedendo che "per la sua intercessione e il suo insegnamento cresciamo sempre nella tua conoscenza e nel tuo amore". Le parole di esortazione conclusive che sant'Atanasio scrive nel suo libro L'Incarnazione del Verbo siano per noi la porta per entrare nella conoscenza e progredire nell'amore: "Ma oltre allo studio e alla vera conoscenza delle Scritture c'è bisogno di una vita retta e di un'anima pura e della virtù secondo Cristo, affinché, camminando nella virtù, l'intelletto possa raggiungere e comprendere ciò che desidera, per quanto la natura umana può comprendere del Dio Verbo. Infatti, senza un intelletto puro e una vita modellata sui santi non si possono dogma di Nicea e, nelle Lettere a Serapione, si adoperò per risolvere la questione della divinità dello Spirito Santo preparando la strada a quella che sarà poi una delle definizioni del Concilio Ecumenico di Costantinopoli, nel 381. Nel corso della vita di Atanasio è da rilevare l'evoluzione del suo carattere e del linguaggio usato nel difendere l'ortodossia. Infatti, se nei primi anni del suo episcopato la difesa della fede assume un tono duro, quasi di aggressione degli avversari, con il passare del tempo il linguaggio diventa più mite e accondiscendente. Nella santità di Atanasio risplende quindi la fermezza di una fede che non vacilla nelle prove ma si purifica operando mediante la carità che si perfeziona e si dilata nel desiderio di vedere la Chiesa santa e unita nella verità. Al termine della colletta della memoria di sant'Atanasio ci rivolgiamo a Dio chiedendo che "per la sua intercessione e il suo insegnamento cresciamo sempre nella tua conoscenza e nel tuo amore". Le parole di esortazione conclusive che sant'Atanasio scrive nel suo libro L'Incarnazione del Verbo siano per noi la porta per entrare nella conoscenza e progredire nell'amore: "Ma oltre allo studio e alla vera conoscenza delle Scritture c'è bisogno di una vita retta e di un'anima pura e della virtù secondo Cristo, affinché, camminando nella virtù, l'intelletto possa raggiungere e comprendere ciò che desidera, per quanto la natura umana può comprendere del Dio Verbo. Infatti, senza un intelletto puro e una vita modellata sui santi non si possono comprendere le parole dei santi".

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