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Recensione Giorgio Manganelli

Giorgio Manganelli

Intervista

Il fantasma che ho incontrato questa volta non è come tutti gli altri. Non appare nel cuore della notte all'improvviso. E' molto dimesso e discreto. Non mi accorgevo nemmeno che ci fosse le prime volte. Non sapevo nemmeno chi fosse quell'ombra che mi seguiva da tempo, fino a ieri. Una volta me lo trovai accanto, sul divano, mentre leggevo i Racconti di Poe. Sentivo la sua presenza, ma quando mi giravo era scomparso. Anni dopo mentre ero intento ad animare le illustrazioni originali della prima edizione di Pinocchio per una versione del libro on-line, lo sentivo che mi osservava... ma ogni volta che cercavo di rivolgermi a lui mi sfuggiva. Me lo ritrovai che mi spiava anche in un'altra occasione, mentre stavo leggendo un libro di Calvino. Con il dito e senza proferir parola mi indicò alcuni passi chiave che da solo non avrei mai colto. Certe volte ho la sensazione che mi segua e mi sorrida quando scrivo racconti brevi per il web. Ma non ero mai riuscito a scambiare nemmeno una parola con lui. Finalmente, mentre sto leggendo Centuria, cento piccoli romanzi fiume, lo riconosco. Capisco solo in quel momento chi è quella presenza ormai nota ma senza volto. Giorgio Manganelli. Di lui avevo già letto Improvvisi per macchina da scrivere, che raccoglie i suoi corsivi sui giornali che mi sembravano quasi un blog...

Sentendosi finalmente riconosciuto, per la prima volta mi regala la sua voce.
- E' molto interessante quel che stai cercando di fare, sai? Non che io ci capisca niente di web e di blog... intendiamoci! Pensa che non avevo nemmeno la televisione, ai tempi! E anche al cinema ci andavo di rado ed entravo sempre a metà, o uscivo prima... perché non bisogna vedere tutto un film, basta coglierne il senso, assaggiando qua e là.
Rimango stupito. Faccio per chiedergli qualcosa ma, come se leggesse nel mio pensiero, mi anticipa.
- Negli anni '60 in Italia c'era un discreto ribollire letterario. L'esplosione di un desiderio di rinnovamento radicale. Hai presente il gruppo 63? La neoavanguardia, Sanguineti, Eco ed altri. Be' c'ero anch'io.
E mentre continua a sorridere, continua il suo racconto.
- C'era la volontà di scardinare le strutture narrative tradizionali, a quei tempi. C'era il rifiuto del romanzo e la riscoperta di generi letterari desueti come i trattati, i componimenti. Gli spunti narrativi inseriti in cornici non narrative...
- Parlami di Centuria, gli vorrei dire. Ma, ancora una volta, mi precede.
- Avevo per caso molti fogli da macchina leggermente più grandi del normale, e mi è venuta la tentazione di scrivere sequenze narrative che in ogni caso non superassero la misura di un foglio: è un po' il mito del sonetto, cioè di una struttura rigida e vessatoria con la quale lo scrittore deve necessariamente misurarsi. Ma il fascino è tutto qui: in un tipo di scrittura che ti obbliga all'essenziale, che ti costringe a combattere contro l'espansione incontrollata. Insomma, credo che se non avessi avuto quei fogli non sarei mai riuscito a scrivere questo libro.
Lo guardo e vorrei dirgli che anche il blog, in fondo, è una pagina un po' più lunga che spinge a una narrazione analoga. Ma ancora una volta mi legge dentro.
- I racconti di Centuria sono una cosa che non aveva precedenti nella letteratura italiana, nel 1979. E pensa che sono stati pubblicati nell'esatto ordine di composizione, nulla è stato modificato! Praticamente come in un blog!
Lo guardo sempre più sbalordito e affascinato, la sua stazza corpulenta mi sovrasta e mi oscurerebbe la visuale se non godesse della tipica trasparenza degli spettri.
- Mi hanno detto che anche tu hai scritto un libercolo in cui hai provato a inventare una nuova struttura per un nuovo modo di scrivere romanzi. E che ti sei ispirato a Calvino, Jarry, Cortazar... E allora tieni. Ti lascio questo piccolo regalo!
L'ectoplasma mi porge un brandello di foglio strappato e sgualcito scritto a macchina. E mi invita a leggere a voce alta. Su un lato del foglio, scritto a macchina, leggo delle frasi sconclusionate che sembrano citazioni:
"Nell'accingermi a scrivere la prefazione di Centuria, in occasione della traduzione in francese... [mancano delle parti] ... In Francia Centuria è stato accolto molto bene, ed è divenuto un caso letterario. Ma era prevedibile visto il terreno sperimentale fertile dove avevano seminato Queneau, Perec e gli Oulipiens... [omissis] ... Si può dire infatti che Manganelli sia uscito come Minerva dal cervello di Giove, maturo e armato di tutte le sue doti, dal primo libro Hilarotragedia, pubblicato quando aveva già quarantadue anni, nel 1964. [...] Uno degli scrittori più isolati nella letteratura italiana. Il suo testo teorico fondamentale si intitola Letteratura come menzogna (1967)."
Non capisco chi stia scrivendo queste cose. Guardo l'ectoplasma dritto negli occhi, ma la sua trasparenza mi fa incrociare lo sguardo della credenza. Ritorno al mio foglio. Lo giro, e sul retro trovo uno stralcio di una lettera scritta a mano. E' una lettera di Calvino a Manganelli! La data è il 1979. Probabilmente si tratta di una brutta copia di una corrispondenza che fu inviata realmente:
"Caro Giorgio... sono anche molto preoccupato perché il mio libro che uscirà, appena riuscirò a finirlo, contiene solo 10 romanzi e costerà pressappoco la stessa cifra. Come potrò reggere la concorrenza?
Italo Calvino".

Quelle parole sono state scritte da Calvino. Capisco.
1979... dieci romanzi... non può che trattarsi di Se una notte d'inverno un viaggiatore... concludo, subito prima di svenire. Inutile dire che, quando mi risveglio, il fantasma non c'è più.

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