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Recensione Vladimir Nabokov Ada
le prime pagine
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"Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali" dice un grande scrittore russo al principio di un famoso romanzo (Anna Arkadievitch Karenina, trasfigurato in inglese da R. G. Stonelower, Mount Tabor Ltd., 1880). Questa asserzione ha poco, se non niente, a che vedere con la storia che verrà ora narrata, una cronaca familiare, la prima parte della quale è, forse, più vicina a un'altra opera di Tolstoj, Detstvo i otro_estvo (Childhood and Fatherland [Infanzia e patria], Pontius Press, 1858).
La nonna materna di Van, Dar'ja ("Dolly") Durmanov, era figlia del principe Peter Zemski, governatore del Bras d'Or, provincia americana nel Nordest del nostro grande e variegato paese, il quale aveva sposato, nel 1824, Mary O'Reilly, un'irlandese appartenente all'alta società. Dolly, figlia unica, nata nel Bras, sposò nel 1840, alla tenera e capricciosa età di quindici anni, il generale Ivan Durmanov, comandante della Yukon Fortress e pacifico gentiluomo di campagna, le cui terre nei Severn Tories (Severnija Territorii) formavano un mosaico nel protettorato ancora affettuosamente detto Estoty "russo", mescolandosi granoblasticamente e organicamente con il Canady "russo", o Estoty "francese", dove i colonizzatori, non solo francesi, ma anche macedoni e bavaresi, possono godere di un clima alcionio sotto le nostre Stelle e Strisce.
Il dominio favorito dei Durmanov era, tuttavia, Raduga, vicino alla cittadina che porta quel nome e al di là della vera e propria Estotiland, in quel riquadro atlantico del continente, tra l'elegante Kaluga, New Cheshire, USA, e non la meno elegante Ladoga, Mayne, dove avevano la casa di città e dove erano nati i loro tre figli: un maschio morto giovane e famoso, e una coppia di gemelle difficili. Dolly aveva ereditato la bellezza e il temperamento di sua madre, ma anche una vena più antica e ancestrale di gusto eccentrico, e non di rado deplorevole, che si rifletteva appieno, per esempio, nei nomi che aveva dato alle figlie: Aqua e Marina ("Perché non Aqua e Tofana?" si chiedeva il buon generale dalle regali corna di cervo con una sapida risata tenuta a freno, seguita da un breve, conclusivo colpo di tosse di simulato distacco - gli scoppi d'ira della moglie lo terrorizzavano).
Il 23 aprile del 1869, nella piovigginosa e calda, velata e verde Kaluga, Aqua, venticinquenne e afflitta dalla solita emicrania primaverile, sposò Walter D. Veen, un banchiere di Manhattan di antica ascendenza angloirlandese, che aveva a lungo condotto, e avrebbe presto ripreso, un intermittente, appassionato affaire con Marina. Quest'ultima, in un giorno imprecisato del 1871, sposò il primo cugino del suo primo amante, a sua volta Walter D. Veen, giovane senza dubbio non meno opulento, ma molto più noioso.
La "D" nel nome del marito di Aqua stava per Demon (una forma derivata da Demian o Dementius), e così lo chiamavano in famiglia. In società era generalmente conosciuto come Raven Veen o semplicemtne Dark Walter per distinguerlo dal marito di Marina, detto Durak Walter o semplicemente Red Veen. Il duplice e favorito svago di Demon consisteva nel collezionare antiche tele e giovani etere. Per non parlare di quanto gli piacevano le battute di mezza età.
La madre di Daniel Veen era una Trumbell, ed egli era sempre disposto a spiegare con ogni dettaglio - a meno che un secca-seccatori non riuscisse a sviarlo - come nel corso della storia americana un toro inglese, fosse potuto diventare una campana del New England. Tra i venti e i trent'anni Dan si era "messo in affari" e si era trasformato, con una facilità perfino eccessiva, in un mercante d'arte di Manhattan. Non aveva - quanto meno sul principio - una particolare inclinazione per la pittura, nessuna attitudine per l'arte di vendere, e nessun bisogno di scuotere con gli alti e bassi di un "mestiere" la solida fortuna ereditata da una serie di Veen molto più capaci e ardimentosi.
© 2000, Adelphi Edizioni
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