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Recensione Maile Meloy Santi e bugiardi
le prime pagine
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1.
Si sposarono in tempo di guerra a Santa Barbara, una mattina dopo messa, nella chiesa della vecchia Missione. Teddy era molto compreso e seguì la funzione con grande serietà. Yvette — in cappellino con veletta, e abito color avorio poco cerimoniale — era distratta da altri pensieri: si trovava in California, non c’era suo padre a darla in sposa, e fra poco avrebbe cambiato vita e nome. «Io, Yvette Grenier, prendo te, Theodore Santerre...» Tutto suonava formale e anche strano, come se quelle parole le stesse pronunciando un’altra: fino a quando capì con stupore che era lei.
Fu un matrimonio rapido per permettere a Teddy di partire: ma due giorni dopo gli sposi si recarono a un ballo al beach club, e al bar incontrarono il comandante di Teddy.
«Non puoi lasciare questa ragazza così presto» sentenziò l’ufficiale guardando Yvette. Lei aveva lo stesso vestito avorio delle nozze, perché c’era voluto tanto tempo per cucirlo e non voleva indossarlo una volta sola. Le donava, se ne rendeva conto — metteva in evidenza il suo fisico snello e la cascata di capelli scuri sulle spalle — e arrossì per come l’ufficiale la guardava.
Teddy disse: «Signore?»
L’ufficiale rise e gli strinse la mano un’altra volta; poi si congratulò per le nozze e allora Teddy riuscì a sorridere.
Credevano che il comandante dicesse per scherzo, ma era serio. Assegnò Teddy a una squadriglia che faceva l’addestramento in patria così che potesse restare qualche mese con Yvette. Il corpo dei Marines collocò la nuova coppia di stanza al Biltmore con gli altri ufficiali — tutti gli ospiti erano stati mandati in aereo all’interno per timore di bombardamenti — e gli sposi frequentarono cocktail e tè danzanti e passarono tutte le notti insieme. Quando Teddy partì per combattere contro i giapponesi, Yvette era in attesa di Margot.
Non disse subito ai suoi famigliari che era incinta. Vivevano in Canada, le telefonate costavano care, e non aveva voglia di sentire i loro commenti. Suo padre e i suoi fratelli avevano già detto che era una follia sposare quel pilota: era americano, anche se aveva il cognome canadese, e non parlava nemmeno francese. Con il suo soldo da militare sarebbero stati poveri in canna, e poi Teddy si sarebbe fatto ammazzare lasciandola in California sola e senza niente... no, peggio: con un bambino. Yvette pensava che i suoi erano ingiusti. L’unico modo per accontentare suo padre sarebbe stato rimanere in casa per sempre, e questo lei non lo poteva fare.
Mentre Teddy era nel Pacifico a combattere una guerra, Yvette tentò di leggere quell’odioso libercolo di Hitler così, solo per farsene un’idea. Ma il contenuto la mandò su tutte le furie, e poi non capiva cosa c’entrassero i giapponesi, quindi lo piantò lì. Era felice quando Teddy tornava in licenza e potevano andare a ballare e poi star svegli tutta la notte, a letto, nell’appartamentino affittato dove si era trasferita dal Biltmore. Teddy diceva per scherzo che il sesso la rendeva chiacchierona, però intanto la stava a sentire, rimirandola e sorridendo nel buio. A volte a metà frase la baciava, mentre lei gli diceva tutte le parole accumulate durante la sua assenza.
© 2004 RCS Libri Edizioni
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