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Recensione Clarice Lispector

Clarice Lispector

Il segreto

le prime pagine
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Fluida lei lo sarebbe stata tutta la vita. Ma ciò che aveva dominato i suoi contorni e li aveva attratti verso un centro, ciò che l'aveva illuminata contro il mondo e le aveva conferito un intimo potere, era stato il segreto. Segreto al quale lei non avrebbe mai saputo pensare in termini chiari, temendo di invaderne e dissolverne l'immagine. Segreto che aveva tuttavia formato nel suo intimo un nucleo lontano e vivo senza mai perdere la propria magia - sostenendola nella sua insolubile vaghezza come la sola realtà che per lei avrebbe sempre dovuto essere perduta. I due si sporgevano sul fragile ponte e, inquieta, Virginia sentiva i pedi nudi vacillare come se si librassero sopra il calmo gorgo delle acque. Era un giorno asciutto e violento dagli estesi colori immobili; gli alberi scricchiolavano al tiepido vento increspato da bruschi raffreddamenti. Il suo vestito sottile e strappato da bambina era attraversato da brividi d'aria fresca. La bocca seria premuta contro il ramo morto del ponte, Virginia immergeva gli occhi distratti nelle acque. A un tratto, tesa e lieve lei si immobilizzò.
"Guarda!"
Daniel aveva rapidamente girato la testa - trattenuto da un sasso, c'era un cappello fradicio, pesante e scuro di acqua. Nella sua corsa, il fiume lo trascinava con brutalità e il cappello resisteva. Fino a quando, perdendo le ultime forze, fu portato dalla corrente veloce e scomparve saltellando quasi allegro tra le schiume. I due esitavano sorpresi.
"Non possiamo parlarne a nessuno", sussurrò infine Virginia, con una voce distante e vertiginosa.
"Sì..." Anche Daniel si era spaventato e concordava... le acque continuavano la loro corsa. "Neanche se ci domandano dell'affog..."
"Mai!" per poco non gridò Virginia... E tacquero con tutte le loro forze, gli occhi sgranati e feroci.
"Virginia..." disse il fratello adagio, con una crudezza che gli rendeva il volto spigoloso, "lo giuro..."
"Sì... mio Dio, ma si giura sempre..."
Guardando la sorella, Daniel rifletteva e lei non muoveva un muscolo del viso, in attesa che lui vi trovasse la risposta.
"Per esempio... che tutto quello che noi siamo... finisca in niente, se noi ne parliamo con qualcuno."
Aveva parlato così grave, così bello, il fiume rotolava, il fiume rotolava. Le foglie coperte di polvere, le dense foglie umide delle rive, il fiume rotolava. Virginia voleva rispondere e dire ah sì, ah sì! ardentemente, quasi felice, ridendo con le labbra inaridite... ma non poteva parlare, non sapeva più respirare; tale era il suo turbamento. Le pupille dilatate, il viso di colpo rimpicciolito e pallido, assentì cautamente con la testa. Daniel si avviò, Daniel si allontanava. No! voleva gridargli lei, dirgli di aspettarla, di non lasciarla sola sul fiume; ma lui proseguiva. Il cuore che le batteva in un corpo di colpo vuoto di sangue, il cuore impazzito che furiosamente cadeva, le acque che scorrevano, Virginia tentò di socchiudere le labbra, di alitare una parola sebbene incolore. Come il grido impossibile in un incubo, nessun suono si udì e le nuvole scivolavano rapide nel cielo verso una loro meta. Sotto i suoi piedi, le acque rumoreggiavano - in una chiara allucinazione Virginia pensava: ah sì, lei sarebbe caduta e affogata, ah sì. Un che di intenso e livido, simile al terrore, ora le riempiva il corpo e lei aspettava di morire, la mano chiusa come per sempre sul ramo morto del ponte. A quel punto Daniel si girò.
"Vieni", le disse lui, stupito.
Lei lo guardò dal fondo tranquillo del suo silenzio.
"Vieni, scema", ripeté lui, incollerito.
Un istante morto estese lungamente le cose. Lei e Daniel erano due punti silenziosi e immobili per sempre. Ma io sono già morta, sembrava pensare lei mentre si staccava dal ponte come se ne fosse stata separata da una falce. Sono già morta, ripeteva tra sé e, su piedi estranei, il suo viso bianco correva pesantemente da Daniel.
Raggiunta la strada, il sangue aveva ripreso a pulsare regolare nelle loro vene, i due si avviavano frettolosamente, insieme. Nella polvere era visibile l'incerta impronta dell'unica automobile di Brejo Alto. Sotto il cielo brillante il giorno vibrava nel suo momento estremo prima della notte, sui sentieri e sugli alberi il silenzio si concentrava greve di calura - sulla schiena Virginia sentiva gli ultimi tiepidi raggi di sole, le grosse nuvole intensamente dorate. C'era tuttavia una vaga frescura, come se venisse dal bosco ormai in ombra. I due guardavano davanti a loro, il corpo slanciato - nell'aria che respiravano c'era come una minaccia di transizione... l'istante successivo avrebbe portato un grido e confusamente qualcosa si sarebbe distrutto o la notte leggera avrebbe a un tratto calmato quell'esistenza esagerata, rozza e solitaria.


© 1999, La Tartaruga edizioni

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