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Recensione Jackie Kay Trumpet - un brano
Le prime righe
CASA E FAMIGLIA
Scosto di qualche centimetro la tenda e vedo le loro teste chine l'una accanto all'altra. Non ho idea da quanto tempo siano lì. Si sta facendo buio. Continuo ad aspettarmi che scompaiano; allora saprei che erano tutti nella mia mente. Saprei che li ho immaginati esattamente come ho immaginato la mia vita. Ma sono ancora lì, indossano vestiti reali e spiccano quanto vogliono. Tutte le volte che guardo le fotografie sui giornali, sembro irreale. Sembro diversa dal ricordo di me stessa. Ora mi sento strana. Era una tale certezza essere semplicemente me stessa. Era così facile, così indolore.
Devo tornare nella nostra tana e nascondermi da tutto quanto. Gli animali sono più fortunati; possono seppellire la testa nella sabbia o nasconderla sotto il pelo e far finta di non avercela. Sento male nel punto esatto di cui Joss si è lamentato per mesi. Un dolore lancinante al fianco sinistro. Non potremmo morire della stessa cosa?
C'è un film che ho visto una volta, La fiamma del peccato, in cui uno incide la sua storia su nastro, mentre sta per morire e non ha più fiato. Mi sento come lui. Non ho ucciso nessuno. Non ho fatto niente di male. Se facessi un nastro, lo farei per Colman.
Sono uscita di casa alla chetichella in piena notte con il cuore che mi batteva forte come a un ladro. Nessuno che mi stesse a guardare. Ho guidato in direzione dell'alba. Sollievo quando ho attraversato il confine con la Scozia. Ho abbassato i finestrini per aspirare l'aria diversa. Sono sfinita. Da dieci giorni, tutte le mattine c'è qualcuno davanti a casa mia munito di macchine fotografiche e di domande. Sui giornali mi sono vista in foto decisamente orribili con un'aria confusa e scioccata. È naturale avere un'aria da pazzi se un giornalistucolo si nasconde dietro la tua siepe e ti scatta una foto con il flash appena compari. Quale altra aria potresti avere?
Anche qui, adesso, il rumore delle macchine fotografiche, simile all'assalto di una mitragliatrice, continua a rimbombarmi nella testa. Qualsiasi cosa faccia non riesco a soffocarlo. Lo sento al di sopra della musica, dello scroscio di un rubinetto, del fischio del bollitore - le veloci pallottole delle macchine fotografiche.
© 1999, La Tartaruga
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